Romania e declino dello Stato di diritto in Ue: l’esclusione di Călin Georgescu lo conferma.
Un’ombra inquietante aleggia sulla democrazia in Romania (e in Europa). L’esclusione di Călin Georgescu dalle elezioni presidenziali e l’annullamento stesso della tornata elettorale, infatti, solleva interrogativi gravi sulla tenuta dello Stato di diritto nel Paese.
L’interrogativo principale è semplice, ma pesante: come può la Romania, membro dell’Unione Europea, giustificare l’esclusione di un candidato dalle presidenziali senza minare la credibilità delle proprie istituzioni? Ancora più allarmante è la cancellazione dell’intero processo elettorale (che, va ricordato, ha visto proprio il successo elettorale di Georgescu), una decisione che in qualsiasi democrazia avanzata suonerebbe come un campanello d’allarme per derive autoritarie. Ma non dalle parti del “non più” leader dei diritti globali, in due parole l’Unione europea.
Il nodo centrale della vicenda è il rispetto delle libertà politiche fondamentali. Può, infatti, l’ostracismo nei confronti di Georgescu essere compatibile con i principi democratici e lo Stato di diritto stabiliti dai Trattati UE? Oppure si tratta di una violazione palese del diritto alla partecipazione politica e alle elezioni libere? E, se così fosse, quali misure adotterà Bruxelles per garantire che la Romania rispetti i propri obblighi democratici?
Non è la prima volta che emergono dubbi sulla deriva illiberale di alcuni governi nell’Unione, ma la situazione romena appare particolarmente preoccupante, vista la reazione proveniente dai vertici dell’Ue, a partire dalla Commissione von der Leyen.
Esecutivo che ha dimostrato di poter permettersi di chiudere un occhio di fronte a questo scivolamento verso l’autoritarismo.
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