EuropaPolitica

Piano Junker: obiettivi mancati e investimenti sovrastimati.

Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) ha avuto un ruolo cruciale nel colmare la carenza di investimenti nell’Unione Europea dopo la crisi finanziaria del 2007-2008, ma non ha pienamente raggiunto i suoi obiettivi. È quanto emerge da una relazione della Corte dei conti europea, che evidenzia come l’obiettivo di 500 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi nell’economia reale sia stato mancato di circa un quarto. Inoltre, i dati dichiarati alla fine del 2022 risultano sovrastimati del 26%.

Lanciato nel 2015 dalla Commissione europea e dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), il FEIS – noto anche come Piano Juncker – aveva l’obiettivo di rilanciare gli investimenti in un’Europa in difficoltà. Il piano si basava su 26 miliardi di euro di garanzie dell’UE e 7,5 miliardi di finanziamenti della BEI, con l’idea di moltiplicare per 15 questo capitale grazie all’attrazione di investimenti pubblici e privati.

Nonostante il contributo significativo alla crescita di settori chiave come infrastrutture, innovazione e PMI, il FEIS non ha raggiunto il volume di investimenti previsto. “Ha sostenuto molte attività, dalla microfinanza ai grandi investimenti infrastrutturali, ma non ha pienamente centrato gli obiettivi”, ha dichiarato Lefteris Christoforou, il membro della Corte responsabile dell’audit.

Secondo la Corte dei conti, i 503 miliardi di euro di investimenti dichiarati a fine 2022 erano gonfiati di 131 miliardi, a causa di una metodologia di calcolo imprecisa. La Commissione e la BEI hanno incluso nel conteggio finanziamenti non ancora erogati, attribuito al FEIS investimenti provenienti da altri strumenti dell’UE e non detratto quelli annullati.

Un altro nodo critico riguarda l’addizionalità del Fondo: il FEIS doveva finanziare progetti ad alto rischio che, senza il suo intervento, non sarebbero stati realizzati. Tuttavia, la Commissione non ha condotto un’analisi ex post per verificare l’effettivo valore aggiunto del programma. Se da un lato banche e fondi d’investimento hanno riconosciuto il contributo del FEIS nell’aumentare il volume di investimenti e attrarre nuovi finanziatori, dall’altro manca una conferma chiara su quanti progetti sarebbero stati impossibili senza il suo supporto.

La Corte dei conti ha inoltre criticato il monitoraggio insufficiente della Commissione e della BEI. Non sono stati valutati in modo adeguato gli effetti del FEIS su occupazione e crescita sostenibile, né sono state fornite informazioni dettagliate sul sostegno agli investimenti fuori dall’UE.

Pur riconoscendo che il FEIS abbia contribuito alla ripresa economica europea, la Corte raccomanda alla Commissione di migliorare la trasparenza e la metodologia di calcolo per evitare future distorsioni nei dati. Le lezioni apprese dal FEIS saranno cruciali per ottimizzare la gestione di InvestEU, il programma che ha preso il suo posto.