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Inverno demografico in Europa: il trilogo europeo spende di più per le armi che per il ripopolamento.

In una Europa dove si spende sempre di più per la guerra e il finanziamento dei regimi totalitari, attraverso sovvenzioni e accordi economici, non dovrebbe sorprendere l’aumento dei tassi di denatalità e di spopolamento nelle tante aree rurali (e urbane) delle regioni europee.

La popolazione europea, come ricordato dalle numerose statistiche centrali e nazionali, è in costante calo da decenni, con un continuo aumento della popolazione anziana e un tasso di fertilità che rimane ben al di sotto del livello di sostituzione della popolazione. Sebbene la situazione sia sempre più preoccupante, le istituzioni europee non sembrano considerare questa problematica una priorità assoluta. ReArm docet!

Anzi, la Commissione e i governi nazionali sembrano guardare altrove, considerando l’afflusso di migranti provenienti da Paesi non UE come una soluzione per contrastare la diminuzione demografica. Un approccio, in una Unione europea dove i giovani non possono costruirsi alcun progetto di vita indipendente (altro che pensare solo a lamentarsi come direbbe qualcuno) che solleva preoccupazioni in merito alla sostenibilità e alla competenza dei vertici europei e nazionali.

In questo contesto, continuano a non mancare le richieste di intervento alla Commissione europea sulle soluzioni per il contrasto dello spopolamento.

Recentemente, la Commissione europea intervendo sul tema, ha sottolineato che la Demography Toolbox rappresenta uno strumento completo per supportare gli Stati membri nel rispondere al cambiamento demografico. Uno strumento che mira a conciliare le aspirazioni familiari con il lavoro retribuito, promuovere l’uguaglianza di genere e affrontare, quando necessario, le carenze di manodopera attraverso la migrazione legale.

Inoltre, è a disposizione degli Stati membri il Fondo Sociale Europeo Plus, strumento di finanziamento che, con un budget totale di 142 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, sostiene misure volte a migliorare l’accesso al lavoro, ai servizi sociali e all’istruzione, con un focus particolare su giovani e donne. Peccato, però, che le risorse Ue per un fenomeno così preoccupante siano inferiori – ricordiamoolo per un intero settennato – rispetto all’estemporaneo ReArm lanciato nelle ultime settimane dalle “guerrafondaie” istituzioni europee.