Giovani e salari in caduta libera: il Paese non li vuole.
L’Italia si conferma un Paese per gerontofili, dove i giovani sono condannati a stipendi da fame, precarietà e nessuna prospettiva. Secondo gli ultimi dati Istat, i salari degli under 35 sono crollati del 17% negli ultimi quattro anni, mentre quelli degli over 50 sono aumentati del 23%, confermando un ulteriore spinta sul fronte del divario generazionale. Con una retribuzione media annua per i giovani assunti nel settore privato che si ferma a 15.616 euro lordi, gli stipendi della “meglio gioventù” si confermano essere ben al di sotto della già media generale di 22.839 euro. E poi qualcuno parla di mettere su famiglia o, come nel caso di improbabili imprenditori italiani, di giovani che si lamentano.
Elementi che continuano ad acuire il fenomeno della “fuga dei cervelli”, la vera e propria emergenza nazionale della quale in Parlamento e a Palazzo Chigi non si sente parlare da diversi lustri.
Nel frattempo, tra i giovani espatriati, il 26,2% ha lasciato il Paese alla ricerca di un lavoro migliore, mentre il 23,2% punta a una qualità della vita più alta. Chi resta, invece, continua a trovarsi di fronte a una realtà desolante: il 40,9% degli under 35 ha un contratto precario, e tra gli under 30, nel 2023, il tasso di precarietà è schizzato al 79,8%. La situazione è ancora più drammatica per i lavoratori stagionali e a termine, con stipendi che si fermano rispettivamente a 6.433 e 9.038 euro annui lordi. Ma i giovani non fanno che lamentarsi…
A rendere ancora più insopportabile la situazione è la disparità di trattamento rispetto agli over 50, che a parità di inquadramento guadagnano quasi il doppio. E mentre il Paese spende il 58,3% del welfare per le pensioni, destina solo lo 0,2% del PIL al contrasto della disoccupazione, contro una media UE dello 0,6%. Non è un caso che l’Italia sia, insieme al Portogallo e al Lussemburgo, tra i Paesi meno accoglienti per i giovani.
Il quadro è chiaro: i giovani italiani sono lasciati soli, senza sostegno, opportunità e privi di rappresentanza. L’Italia, in breve, sta voltando le spalle al proprio futuro, dirigendosi verso l’inesorabile declino.
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