Eurobarometro: i cittadini chiedono un’Europa più forte e unita.
Un nuovo sondaggio del Parlamento europeo rivela che la maggioranza dei cittadini europei è sempre più insoddisfatta di un’Unione Europea che non riesce a rispondere adeguatamente alle sfide globali. La foto che emerge è chiara: l’UE è vista come un’istituzione che deve fare di più per proteggere i propri cittadini e per agire in modo coeso di fronte a crisi e rischi per la sicurezza. Un’istantanea impietosa per chi, come la Commissione europea, ha spesso preferito agire con passi lenti e interventi frammentati.
Secondo l’Eurobarometro pubblicato martedì, il 74% degli europei ritiene che il proprio Paese tragga beneficio dall’appartenenza all’UE, ma la vera sorpresa arriva quando si chiede loro se l’Unione dovrebbe fare di più: il 66% risponde sì, chiedendo che l’Europa assuma un ruolo più rilevante nella protezione da crisi globali e rischi per la sicurezza. Ma la domanda che sorge spontanea è: che fine ha fatto la visione di un’Europa politica forte, capace di farsi sentire nel contesto internazionale?
In particolare, il 36% degli intervistati considera la difesa e la sicurezza le massime priorità politiche, seguite da vicino dalla competitività economica (32%). Un segnale inequivocabile che i cittadini vogliono un’Europa che non si limiti a difendere la pace interna, ma che sappia rispondere con forza a minacce globali. Eppure, nonostante questo chiaro mandato popolare, l’Unione continua a dare l’impressione di essere paralizzata da lentezze burocratiche e divisioni interne.
Il 89% degli europei, inoltre, ritiene che gli Stati membri debbano agire in modo più unito, per affrontare le sfide globali. Eppure, si fatica ancora a vedere una strategia comune davvero efficace. Le divergenze tra Paesi come la Svezia, dove l’87% degli intervistati chiede una maggiore centralizzazione delle decisioni, e la Polonia (44%) o la Romania (47%) sono la testimonianza di quanto il processo di integrazione sia ancora ostacolato da interessi nazionali.
Non sorprende che la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, abbia sentito il bisogno di rispondere con un appello forte: “L’Europa deve essere più forte, affinché i nostri cittadini si sentano più al sicuro.” Ma sono parole che, al momento, rischiano di rimanere solo slogan, se non si traducono in azioni concrete. La promessa di un’Europa capace di rispondere con decisione alle crisi globali rimane un miraggio se non supportata da politiche audaci e risorse adeguate.
Eppure, il sondaggio rivela che la maggior parte dei cittadini è favorevole a un Parlamento europeo più potente: ben il 62% degli intervistati vorrebbe un ruolo maggiore per l’istituzione, con un picco del 67% in Italia. Ma mentre la richiesta di un’Europa più forte cresce, il timore che la macchina burocratica dell’UE non riesca a stare al passo con le aspettative cresce di pari passo.
La questione dell’inflazione e del costo della vita resta la preoccupazione principale per i cittadini, con il 43% che indica l’aumento dei prezzi come la questione più urgente. Questo dato è un’ulteriore prova che l’Unione non può permettersi di essere vista come un’istituzione distante dai reali bisogni quotidiani della gente. L’Europa, se non si muove con tempestività e determinazione, rischia di vedersi superata dalla storia, costringendo i suoi cittadini a cercare soluzioni altrove.
L’Europa che i cittadini sognano è un’Europa che agisce unita, che risponde alle crisi con forza, che mette la sicurezza e la competitività al centro della sua agenda politica. Non è più il momento di giustificazioni e rinvii: l’Unione Europea è chiamata a rispondere alla crescente pressione dei suoi cittadini. L’ora di agire è adesso, prima che sia troppo tardi.
foto Army Spc. Trevares Johnson